C'era
una volta un cespuglio che viveva accanto a una montagna. D'estate il
cespuglio era felice, perché la montagna gettava un po' d'ombra su
di lui, proteggendo dalla calura estiva. D'inverno invece era sempre
triste, perché l'ombra della montagna era troppo lunga e lo copriva
quasi tutto il giorno, lasciando al freddo. Gli si gelavano
i piedi (che erano le radici) e batteva i rami dal freddo. Si rivolse
così ad un albero a lui vicino, chiedendogli - “Non ti dà
fastidio l'ombra della montagna?”. L'albero
rispose - “No, io sono alto e la mia sommità spesso supera l'ombra
della montagna. Tu invece, che sei piccolo e stai in basso, rimane
sempre all'ombra. Lo vedo coi miei occhi”.
Il
cespuglio allora decise di risolvere il problema e di affrontare la
montagna. L'albero cercò di convincerlo che non era il caso: lui era
solo un piccolo cespuglio, mentre la montagna era grandissima. Cosa
poteva fare un piccolo arbusto contro un colosso di quel genere? Ma
il cespuglio non volle ascoltare il consiglio, così estrasse le
radici e si incamminò verso la montagna. Per chi non lo sapesse
infatti alberi e cespugli possono camminare, come tutte le piante.
Camminano piano piano, muovendo le radici un po' alla volta, e in
alcuni casi possono impiegare mesi per spostarsi di pochi metri. Ma
il cespuglio era molto deciso e continuò a camminare anno dopo anno,
fino a che non giunse sulle alte pendici della montagna.
A
quel punto guardò il monte dritto negli occhi (perché, a saper
guardare bene, le montagne hanno occhi, bocca e orecchie) e le chiese
di spostarsi. Ma la montagna rispose - “Mi spiace, sono troppo
grossa e non riesco a muovermi. E poi non è colpa mia se ti faccio
ombra, è colpa del sole che mi colpisce coi suoi raggi. Io non
faccio niente, lo giuro: l'ombra viene fuori da sola, come per
magia”. Il
cespuglio rifletté un po', poi rispose - “Forse hai ragione, ma è
comunque a causa tua che io congelo ogni inverno. Devi spostarti,
altrimenti mi arrabbio”. La montagna rise di gusto, scuotendo sassi
e macigni - “E cosa fai, se ti arrabbi, dimmi?” rispose. Il
cespuglio si gonfiò come un gatto arruffato, gridando - “Ti
riempio di botte. Sono piccolo, ma ho dei ramoscelli molto affilati”.
Detto
questo il cespuglio inizio a percuotere la montagna. Lì per lì la
montagna trovò la cosa divertente, ma dopo un po' inizio ad essere
piuttosto infastidita. Il cespuglio menava colpi con tutta la sua
forza, convinto di prendere a bastonate la montagna, mentre l'effetto
era quello di punzecchiarla come farebbe un moscerino. Alla lunga
anche le punture di un moscerino possono diventare molto fastidiose,
così la montagna chiese al cespuglio di smetterla.
“No”
- fu la risposta - “Continuerò fino a quando non ti sposterai!”.
“Ma
io non posso spostarmi!” - rispose la montagna, disperata.
In
quel momento giunse l'albero col quale il cespuglio aveva parlato
all'inizio della storia. Anche lui si era infatti messo in cammino
subito dopo il cespuglio, perché era curioso di vedere come sarebbe
andata a finire. Quando vide il cespuglio combattere contro la
montagna rimase stupefatto: mai si sarebbe aspettato che un cespuglio
così piccolo mettesse in difficoltà una montagna così grande.
L'albero era molto vecchio e saggio, perciò comprese immediatamente
che la situazione era senza vie di uscita. Il cespuglio non poteva
sconfiggere la montagna, né la montagna poteva spostarsi. Così
decise di fare da paciere, proponendo un compromesso.
“Scusate
signori, se vi interrompo” - disse l'albero - “Ma credo che di
questo passo non risolverete mai il problema. Posso suggerirvi
un'altra soluzione?”.
“E
quale sarebbe?” - risposero all'unisono il cespuglio e la montagna.
“Perché
non provi a piantare qui le tue radici, piccolo cespuglio?
Alloggiando sopra la montagna saresti quasi sempre al sole, sia
d'inverno che d'estate. E la montagna avrebbe sempre qualcuno vicino
a sé: credo infatti che tu ti senta molto sola, cara montagna, o
sbaglio?”.
Il
cespuglio e la montagna si guardarono sorpresi. Il vecchio albero
aveva ragione: il posto dove il cespuglio si era fermato era ben
soleggiato, trovandosi piuttosto in alto sulle pendici della
montagna, rivolto a sud. La montagna, del resto, ammise di soffrire
di solitudine, e che avrebbe accettato molto volentieri un ospite sul
suo terreno.
“Posso
piantare le mie radici sul tuo fianco?” - chiese timidamente il
cespuglio.
“Ma
certo” - rispose la montagna - “Sei il benvenuto!”.
Così
il cespuglio conficcò i suoi piedi nel terreno della montagna, e da
quel giorno visse sempre al sole, come era di suo gradimento. Col
tempo il cespuglio e la montagna divennero grandi amici:
chiacchieravano a lungo, quasi tutto il giorno, e la sera si
addormentavano abbracciati. E vissero per sempre felici e contenti.
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